Eccoli nuovi di zecca, mentre i vecchi se la ridono
Siamo al secondo giorno di scuola. Un inizio light date le 3 ore che ci porteremo per tutta questa settimana. Ho potuto già saggiare i “primini”, ed è subito lampante quanto siano spaesati, impauriti ma già in posizione di attacco. Eh sì perchè, come facevo io quando stavo tra i banchi, i primi minuti, i primi sguardi servono a cercare la breccia nell’atteggiamento severo del professore, quel piccolo cedimento che può costarti caro, carissimo, almeno all’inizio. Il mio problema è che a me piace scherzare con i ragazzi, piace provare a rilassarmi e rilassare, ma ho capito, in questi miei primi anni, che è un gioco rischioso, in cui non puoi distrarti neanche un attimo. Soprattutto con i nuovi. Lo scorso anno iniziai con il sorriso, la disponibilità (almeno il mio tentativo era quello) e finii con le urla e lo sconforto, quella classe fu una delusione. Dopo le mie prime ed esaltanti, forse premature, dichiarazioni ai colleghi (”E’ una classe bellissima, si può lavorare benissimo, sono ragazzi motivati…”) ho dovuto ritrattare tutto e abbassare il capo alla sconfitta. Ecco perchè quest’anno ho deciso di serbare il sorriso per dopo. Servirà? Per questi primi 2 giorni sembra di sì, ma non c’è neanche da dire che è troppo presto.
I “vecchi” se la ridono, dicevo. Eh si, perchè la classe deludente di un’anno fa si ripresenta ora, al secondo anno, con la boria, di alcuni s’intende, di comando. Ecco ora sarà difficile recuperare quel “sano” timore che serve ad un professore. Ci proverò. Poi, in cortile, non mancheranno le battute, i buffetti, le prese in giro reciproche… non c’è la faccio… è più forte di me, mi affeziono.
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